Vino. Oltre gli oggetti. Presentato a Verona il primo progetto di Zenato Academy

Vino. Oltre gli oggetti. Presentato a Verona il primo progetto di Zenato Academy

Venerdì, 12 Aprile 2019

Mercoledì 3 aprile è stato presentato a Verona presso la Biblioteca Capitolare il progetto “Vino. Oltre gli oggetti”, realizzato dal Master di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, ed è stata sancita la creazione della Zenato Academy, un laboratorio permanente di studio e sperimentazione in campo culturale e in particolare nell’ambito fotografico e luogo ideale in cui sostenere giovani artisti.

 

La mostra è stata allestita a Milano, dall’8 al 18 aprile 2019 in occasione del Salone del Mobile, presso Bottega Immagine, e venerdì 12 aprile sono state consegnate dalla famiglia Zenato 5 borse di studio del valore di 1000 euro ciascuna ai giovani fotografi autori del progetto.

 

L’intimo nesso tra tradizione vitivinicola e sperimentazione trova la sua realizzazione nel segno dell’arte nella Zenato Academy e nel progetto che ne inaugura la fondazione, “Vino. Oltre gli oggetti”, a cui seguiranno altre tre “esperienze” con altrettante scuole di Fotografia Internazionali.

 

Cinque studenti dell’Accademia di Brera, Giacomo Alberico, Cecilia Del Gatto, Alessandra Draghi, Cesare Lopopolo e Anna Vezzosi, coordinati dal docente e critico d’arte Luca Panaro, hanno indagato gli oggetti utilizzati per la produzione del vino, rendendo vivo e presente un significato latente, pensandoli in maniera nuova e fresca al di là dell’uso convenzionale. Ed è così che le terre della Lugana e della Valpolicella, la vite, le botti in legno, i contenitori di vetro, strumenti e macchine, diventano, attraverso l’immaginario fotografico e la lettura libera di cinque giovani creativi, qualcosa di “oltre” rispetto alla loro primaria funzione.

 

“Ecco un nuovo progetto, una nuova sfida, il desiderio che ci ha sempre contraddistinto nel guardare oltre, nell’esplorare al di là di ciò che già conosciamo – dichiara Nadia ZenatoE’ stato molto stimolante vedere all’opera giovani creativi che con uno sguardo nuovo e libero hanno messo a fuoco un significato che va oltre a quello specifico degli oggetti protagonisti del nostro lavoro quotidiano”.

 

“In terra di Lugana abbiamo creduto e investito nelle straordinarie potenzialità di un vitigno autoctono in tempi in cui era sconosciuto – prosegue Zenato - In Valpolicella, recuperando la millenaria tradizione vitivinicola lì radicata, abbiamo intrapreso un percorso basato sulla ricerca e l’innovazione. La nostra passione ci ha sempre portato ad intrecciare il lavoro di viticoltori con il rispetto per il territorio e una naturale spinta verso il bello e l’arte, che oggi si esprime nella mostra fotografica Vino. Oltre gli oggetti”.

 

“La fotografia, più di ogni altro linguaggio, ha la capacità di trasfigurare la realtà – spiega Luca Panaro - Ciò vuol dire che gli oggetti rappresentati nelle immagini fotografiche vengano interpretati in modo altro rispetto alla loro tradizionale funzione. Ho scelto di indagare gli oggetti come fonte di conoscenza, esemplari silenti della produzione del vino, necessari ad attestarne la tecnica, la cultura, l’economia, ma anche una semplice suggestione”.

 

Le scelte compiute da ciascuno dei 5 autori hanno portato alla ripresa di forme ravvicinate che tendono all’astrazione rappresentativa. Le fotografie di Giacomo Alberico, dal titolo “Se nell’attesa”, mostrano le botti custodite nelle cantine Zenato, fotografate in modo da valorizzarne la componente estetica e le relazioni fisiche che si instaurano tra questi grandi e nobili contenitori. Per Cecilia Del Gatto, nella serie “Méscita”, il bicchiere e le differenti gradazioni cromatiche del vino divengono protagoniste, creando un parallelismo con i colori della tradizione artistica italiana. Alessandra Draghi porta alla nostra attenzione un oggetto del mestiere, l’alzavino, detto anche “Ladro”, accostato in un set fotografico a elementi naturali prelevati sul territorio. “Le cose sensibili” di Cesare Lopopolo sono invece gli strumenti meccanici, presenza imponente e caratterizzante il paesaggio dell’azienda vitivinicola. Per finire, Anna Vezzosi con la serie “Punti di origine” ci riporta alla tradizione: la terra, una delle prime bottiglie di Lugana del 1973, un cerchio bianco a indicare le radici della vite autoctona.